La storia della poesia, del romanzo, sono sovranazionali, ma ci sono ancora molti passati da esplorare e da scoprire, che si rivelano attraverso le singole opere dei singoli scrittori, i quali portano con sé le loro tradizioni come tante chiocciole la loro conchiglia... Prendersi cura di un'opera è riconoscerla come valore. Per me, alla fine, è sempre un gesto d'amicizia e il miglior modo di scoprire me stesso. Di sentirmi meno isolato.
IN QUESTA PAGINA
W. Nardon, L'illusione e l'evidenza
P. Pazinski, La pensione
L. Žigo, Roulette
L. Plazenet, Solo amore
N. Kramberger, Niente di nero in vista
T.G. Pavel, Le vite del romanzo
F. Kafka, Il Castello
D. Calcaterra, Il secondo Calvino
J. Goytisolo, Esiliato di qua e di là
A. Cantoni, Humour classico e moderno
E molti altri...
bruno ceccobelli, buongiono giorno (1978)
Walter Nardon, L'illusione e l'evidenza

L'illusione e l'evidenza
Saggi sull'avventura romanzesca

di Walter Nardon
2016, Mimesis
Venuto in piena luce in epoca moderna, il romanzo rappresenta da quasi cinque secoli la forma privilegiata della narrativa occidentale, adatta a ogni esigenza, che estende il suo dominio su un territorio dai confini elastici, dall’avventura più incredibile al racconto serio del quotidiano. Cosa racconta, davvero, un romanzo? Qual è la realtà che mette in gioco? L’illusione è data dall’avventura, o dalla realtà che questa definisce? La realtà è evidente, chiara e distinta, o non è invece confusa, in perenne divenire, mentre evidente è solo la forma narrativa che la mette in luce? Questo libro tenta di rispondere ad alcuni dei maggiori interrogativi del romanzo soffermandosi sui vari elementi che lo costituiscono: la voce narrante, l’intonazione del racconto, la trama, il rapporto tra finzione e documento, quello fra prosa e poesia, il nesso tra romanzo e formazione.


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Piotr Pazinski, La pensione

La pensione
di Piotr Pazinski
2016, Mimesis


Traduzione di Alessandro Amenta
Tornato nella pensione fuori Varsavia dove, da bambino, trascorreva le vacanze insieme alla nonna, un ragazzo ripercorre la storia della propria famiglia e quella degli ebrei polacchi sopravvissuti alla Shoah. Gli incontri con i vecchi ospiti della pensione, luogo dei ricordi immerso in un’atmosfera onirica, diventano un viaggio nella memoria dal quale riaffiorano i fantasmi del passato.


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Lada Žigo, Roulette

Roulette
di Lada Žigo
2016, Mimesis


Traduzione di Elisa Copetti
Ante, un veterano della guerra dei Balcani degli anni Novanta, è un giocatore d’azzardo compulsivo che cerca rifugio nelle sale da gioco di Zagabria. Ha perduto tutto: denari, famiglia, ideali, amicizie. Vive di risentimento e di solitudine in una società in cui capitalismo e nazionalismo la fanno da padroni. Giunto a un punto di non ritorno e ormai in cura psichiatrica, decide di lasciare ai numeri della roulette il governo del suo destino.


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Laurence Plazenet, Solo amore

Solo l'amore
di Laurence Plazenet
2016, Mimesis


Traduzione di Simona Carretta
Nella Francia del XVII secolo, si compie l'esistenza di Mademoiselle d'Albrecht. Orfana di madre, trascurata da un padre completamente rinchiuso nel dolore per il lutto, Louise-Catherine d'Albrecht trascorre i suoi primi quindici anni confortata dalla sola compagnia delle dame di servitù e dei suoi amati libri. In questa solitudine, l'incontro con il signor Ramón, l'istitutore a cui viene affidata, è una «folgorazione»: la passione che Mademoiselle d'Albrecht scopre di provare verso Ramón è il risvolto concreto della sete assoluta di conoscenza e di elevazione che pervade da sempre la giovane.


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Nataša Kramberger,Niente di nero in vista

Niente di nero in vista
Un romanzo fatto di storie
di Nataša Kramberger
2016, Mimesis


Traduzione di Michele Obit
Esistono le famiglie che ci affidano al mondo e quelle che il mondo ci affida, strada facendo. Amsterdam, ore tre. Un incontro perfetto è come trovare casa. Chi lo sa meglio di Jana e Bepi, i due protagonisti che danno vita ad una favola urbana dai mille incontri. Lasciare casa per ritrovarsi in famiglia? Basta seguire un fiume, una bici, un pesce…


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Juan Goytisolo, Esiliato di qua e di là

Le vite del romanzo
di Thomas G. Pavel
2015, Mimesis


A cura e con una postfazione di Massimo Rizzante
Traduzione di Daria Biagi e Carlo Tirinanzi de Medici
Le vite del romanzo. Una storia di Thomas G. Pavel, studioso fra i più affermati nel panorama internazionale degli studi letterari, esce finalmente anche in Italia. Si tratta di una versione aggiornata e arricchita di un libro, La Pensée du roman, che in Francia, ormai più di dieci anni fa, rappresentò un vero evento critico letterario e che negli Stati Uniti dal 2013, quando è uscita l'edizione inglese, ha ricevuto molti riconoscimenti prestigiosi: vincitore del premio dell'International Society for the Study of Narrative nel 2013 e del Barbara Perkins and George Perkins Prize nel 2015. Secondo moltissimi studiosi di ieri e di oggi, romanzi come Le Etiopiche, Amadigi di Gaula o L'Astrea, legati meno ai dettagli empirici della condizione umana e più agli ideali che questa persegue, rappresenterebbero uno stato imperfetto del romanzo, felicemente corretto e rivisto dal realismo del Settecento e dell'Ottocento. Pavel, invece, in questo libro, constatando il persistere dell'idealismo nel corso dell'intera storia del romanzo – una storia che inizia molto prima di Defoe, ma anche di Cervantes e Rabelais – mostra, attraverso una straordinaria vastità di esempi, che il motore di tale storia è «il dialogo secolare tra la rappresentazione idealizzata dell'esistenza umana e quella della diffi coltà di misurarsi con questo ideale».


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Juan Goytisolo, Esiliato di qua e di là

Il castello
di Franz Kafka
2014, Mimesis


A cura di Barbari DiNoi
Postfazione di Franco Rella
Il Castello, uno dei capolavori di Kafka, è un romanzo incompiuto. Questa edizione fa rivivere l'opera, integrando i passi cancellati che portano a nuove strade e nuove prospettive di lettura. In molte parti, infatti, la narrazione s'inverte. L'agrimensore K protagonista e narratore, diventa un personaggio tra gli altri e il punto di vista prevalente diventa quello degli abitanti del borgo. Questo libro racchiude una preziosa panoramica su tutti i percorsi possibili nella rilettura e interpretazione di questo grande romanzo. L'enigma kafkiano si schiude a tutte le possibili dimensioni di un capolavoro che incarna la crisi della coscienza europea. Riuscendo a mettere insieme l'attenzione dell'edizione critica e la passione della lettrice, Barbara Di Noi offre un intrigante lavoro che si apre a nuove strade di ricerca, o semplicemente a nuove intuizioni di un'anima allo specchio.


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Juan Goytisolo, Esiliato di qua e di là

Il secondo Calvino
Un discorso sul metodo

di Domenico Calcaterra
2014, Mimesis


Prefazione di Alessandro Zaccuri
Il saggio approfondisce le ragioni di quello che si è voluto battezzare il «secondo Calvino»: dalla rivoluzione immaginativa delle storie cosmicomiche ai raccontini palomariani; passando per le opere di stampo più combinatorio degli anni Settanta (Le città invisibili, Il castello dei destini incrociati, Se una notte d'inverno un viaggiatore). Quel Calvino convinto assertore di una letteratura cosmica, entro una visione meno angusta, per forza di cose sovrastorica e antiantropocentrica, della realtà. L'auspicato ritorno a una filosofia della natura, favorita dal virtuoso incontro con la scienza. Così, oltre al Calvino di un solo romanzo, l'esordio del Sentiero dei nidi di ragno (1947), oltre all'autore dalla levità e dall'estro ariosteschi della trilogia dei Nostri antenati (1960), oltre al Calvino letto sui libri di scuola delle peregrinazioni in città di Marcovaldo (1963), esiste un secondo Calvino appunto, frettolosamente rubricato come combinatorio e postmoderno, e che è invece scrittore, profondo, della natura e della memoria.


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Juan Goytisolo, Esiliato di qua e di là

Esiliato di qua e di là
La vita postuma del Mostro del Sentier

di Juan Goytisolo
2014, Mimesis


A cura di Massimo Rizzante
Con un dialogo di Juan Goytisolo

Traduzione di Ferdinando Guadalupi
Alla fine di Paesaggi dopo la battaglia (1982), il Mostro del Sentier, alter ego grottesco dell'autore e protagonista del romanzo, è vittima di un attentato terroristico. In Esiliato di qua e di là, pubblicato in Spagna nel 2008, il Mostro si ritrova in un bizzarro regno dei morti, l'Aldiquà, un luogo che ha tutte le caratteristiche di un immenso cybercafé. Solitario e annoiato, il nostro eroe decide di abbandonare l'infinito cyberspazio e di visitare di nuovo il mondo dei vivi, l'Aldilà. Il suo scopo principale è tentare di comprendere le ragioni di coloro che lo fecero saltare in aria e di abbracciarne le teorie e la lotta contro il Sistema. Così, grazie al suo computer, si mette in contatto con ogni sorta di gruppuscoli radicali. Nel corso della sua flânerie cibernetica incontra i personaggi più assurdi: una vicina della sua vecchia casa, simile a una pavoncella dalle piume multicolori, che lo invita a una marcia patriottica contro la peste nordafricana; Alicia, imam di giorno e pornocrate di notte; il Monsignore pedofilo; il rabbino rasta; il barbiere idolatra di Forza Italia; una professoressa svedese che sta scrivendo una tesi sulle sue malefatte; un dittatore in ansia per l'unico voto contrario ricevuto alle ultime elezioni... Tutto quello che succede in questo breve e polifonico romanzo di Juan Goytisolo è allo stesso tempo inverosimile e maledettamente reale, tanto che il nostro povero Mostro, alla ricerca dei perché della sua violenta e improvvisa scomparsa, scoprirà alla fine la dura realtà della nostra società turisticizzata e falsamente liberale, dove Sistema e Antisistema vanno a braccetto e anche il terrore è ormai diventato una merce redditizia e spettacolare.


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Alberto Cantoni, Humour classico e moderno

Humour classico e moderno
di Alberto Cantoni
2013, Quodlibet


Con un saggio di Massimo Rizzante
e
Un critico fantastico di Luigi Pirandello

A cura di Elena Frontaloni
Humour classico e moderno, opera fino ad oggi quasi dimenticata di Alberto Cantoni, è una raccolta di «grotteschi», testi brevi a schema libero dove concetti e personaggi cari all'autore prendono la scena, dentro «congegni umoristici» insieme di piacevole lettura e di notevole impegno teorico: il dialogo fra l'humour moderno, un ometto basso e insicuro, e il ben più tonico e vigoroso umorismo antico; le contrattazioni per un bacio fra bambini già esperti tanto di desideri quanto di recite sociali; la vicenda di un solitario scontroso e nevrotico che incontra un cattivo raccontatore di storie in compagnia del suo cavallo.

In questa nuova edizione i testi di
Humour classico e moderno, uscito nel 1889, sono accompagnati da un saggio di Massimo Rizzante, poeta, saggista e traduttore, l'ultimo a riscoprire Cantoni e a rivendicare l'eccezionale modernità della sua vena umoristica, tra le più criticamente attrezzate e felici della nostra letteratura. In appendice viene proposto un profilo di Cantoni scritto da Luigi Pirandello, che per primo ammirò l'arte dell'autore e vi riconobbe la migliore traduzione della teoria dell'umorismo.


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Botho Strauss, L'inizio perduto

L'inizio perduto
Riflessioni sulla macchia e la linea

di Botho Strauss
2013, Mimesis

A cura di Eugenio Bernardi
Introduzione di Michele Sinico
Muovendo da teorie cosmologiche di grande impatto (soprattutto la Steady-State-Theory di Fred Hoyle) collegate all'irreperibilità di un inizio e quindi di una fine dell'universo, l'autore, procedendo per impressioni di tipo diaristico e frammenti narrativi, intreccia una serie di riflessioni sulle conseguenze filosofiche, etiche e estetiche che tali teorie possono avere sull'esistenza di un individuo sia nella sua vita quotidiana (con vari accenni ad un soggiorno veneziano) sia nella sua attività di scrittore estremamente attento allo sviluppo complessivo del pensiero scientifico-filosofico della contemporaneità.


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François Ricard, L'ultimo pomeriggio di Agnes

L'ultimo pomeriggio di Agnes
Saggio sull'opera di Milan Kundera

di François Ricard
2012, Mimesis

Traduzione di Paola Vallerga
Agnes è la protagonista de L'immortalità. C'è un momento dell'opera in cui Agnes, dopo aver passato due giorni in Svizzera, decide di tornare a Parigi. Prima di mettersi in auto, si attarda qualche ora a contemplare le montangne. La sera morirà in un incidente stradale. Seguendo lo svolgimento dell'ultimo pomeriggio di Agnes, il critico compie una straordinaria lettura dell'intera opera romanzesca di Milan Kundera, dallo Scherzo all'Ignoranza. François Ricard traccia una linea di confine tra il "romanzo della lotta" di matrice romantica e il "romanzo dell'esilio" che dai personaggi kafkiani, presi in un universo la cui forza sovrastante rende ogni loro lotta priva di senso, giunge a quelli kunderiani, che, negando la loro condizione di eroi, desolidarizzano perfino con il genere umano; analizza la ricchezza epica e musicale dei motivi e dei temi dell'opera kunderiana che formano, al di là di ogni cesura linguistica, un solo e unico paesaggio; illumina la loro scoperta di territori inesplorati dell'esistenza; si confronta con la loro onnipresente sfida formale – il testamento che il romanziere non ha mai inteso tradire. Il libro di François Ricard su Milan Kundera non è soltanto il più importante contributo del migliore dei suoi interpreti, ma il resoconto inatteso di un'esperienza estetica, una lettura interiore che, riannodandosi con la grande tradizione del saggio, considera l'opera non come un "oggetto" da spiegare ma come un "luogo" in cui meditare.


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Scuola del mondo, Quodlibet

Scuola del mondo
Nove saggi sul romanzo del xx secolo

AA.VV.
2012, Quodlibet

A cura di Massimo Rizzante
Se la storia e la teoria della letteratura diventano sempre più nemiche dell'arte del romanzo, solo i romanzieri possono dire qualcosa di interessante sulla loro arte. Da questa realtà che da anni si consuma tra il gergo universitario con i suoi dibattiti tra specialisti, che pensano che l'arte sia qualcosa di troppo serio per i lettori e gli slogan delle pagine letterarie dei giornali, che si genuflettono rispettosamente alle mode e ai diktat del mercato editoriale, trae spunto l'idea di raccogliere nove saggi letterari scritti a diverse latitudini. La storia del romanzo è sovranazionale e così dovrebbe esserlo la critica letteraria. Dalla Francia di Taillandier e Scarpetta alla Spagna di Goytisolo, dall'America Latina di Fuentes all'Italia di Affinati e Moresco, dalla Grecia di Proguidis al mondo anglossassone di James Wood e al Canadà anglofrancofono di François Ricard, i diversi saggi riflettono ciascuno su un'opera di un grande romanziere del xx secolo, da Kafka a Musil, da Hemingway a Svevo, da Faulkner a Kundera. Baudelaire, all'inizio della nostra modernità, ha affermato che «quanto più la critica è personale tanto più è universale». C'è da aggiungere altro? Forse questo: la sopravvivenza delle opere d'arte dipende dalla nostra capacità di non spezzare il legame famigliare, perfino organico, che ci lega a loro. Se rinunciamo a pensare in modo libero il senso, la qualità e la novità formale delle opere, di quelle presenti come di quelle passate, esse precipiteranno ben presto al rango di décor, di ornamento, destinato a documentare un'epoca storica, ma non a rivelarla.


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Dezső Kosztolányi, Kornél Esti

Kornél Esti
di Dezső Kosztolányi
2012, Mimesis

Traduzione e cura di Alexandra Foresto
Postfazione di Péter Esterházy
Che cos'è Kornél Esti? Un romanzo, una raccolta di novelle, una biografia? Niente di tutto questo e tutto questo insieme. Nel mezzo del cammino della sua vita Kosztolányi abbandona l'arte della composizione romanzesca di matrice realista per lanciarsi in un nuovo esperimento. Come spesso accade il nuovo non è altro che la rielaborazione dell'antico. E infatti Kosztolányi, riorganizzando molte delle sue novelle, compone un libro diviso in diciotto capitoli ciascuno con un suo titolo alla maniera dei romanzi antichi, dove la varietà delle vicende è controbilanciata dall'unità tematica, dalla tonalità stilistica e dalla presenza del protagonista. Così l'autore crea una forma romanzesca inedita dove il narratore, liberandosi dalle pastoie dell'impersonalità, dialoga con i personaggi e interpella il lettore. Kornél Esti narra le sue storie. Non è spinto da nessuna morale, da nessuna ideologia. L'esperienza di un individuo ha ancora un po' di autorità. I suoi amici lo rimproverano di aver fatto il suo tempo. Esti fa orecchie da mercante, e con lui Kosztolányi che per esplorare il suo presente ritorna non solo all'infanzia e alla giovinezza del suo eroe ma alle radici dell'arte del romanzo, a Boccaccio, al romanzo picaresco. Questo libro è un serbatoio infinito di disincanto e humour, dove un Don Chisciotte ungherese si aggira in una Budapest reale e fantastica in un'epoca in cui la Storia, dopo il crollo dell'Impero Asburgico e la fine della prima guerra mondiale, non si è ancora incaricata di rendere le avventure dell'uomo su questa terra completamente incredibili o soltanto verosimili. «Non c'è nulla di più fantastico della vita», aveva detto Dostoevskij. Kosztolányi, per bocca di Kornél Esti, aggiungerà che «Nulla che non sia impossibile merita di essere intrapreso».


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Miguel Torga, L'universale è il locale meno i muri

L'universale è il locale meno i muri
di Miguel Torga
2011, Murene

Traduzione e cura di Massimo Rizzante
Introduzione di Charles Juliet
Miguel Torga (pseudonimo di Adolfo Correia da Rocha), uno dei più grandi autori portoghesi del XX secolo, era nato il 12 agosto del 1907 a São Martinho de Anta ‒ nella regione di Trás-os-Montes ‒ e morì a Coimbra il 17 gennaio del 1995. Laureato in medicina, esercitò la professione di medico condotto fino alla fine dei suoi giorni. Collaboratore della rivista modernista «Presença» (1929-1930) e direttore delle riviste «Sinal» (1930) e «Manifesto» (1936-1938), candidato al premio Nobel, Premio Camões nel 1989, per tutta la vita, in segno di totale autonomia, ha pubblicato in proprio le sue opere.

Torga, nel testo che qui si presenta, mentre esprime tutto il suo amore per il Portogallo e la regione da cui proviene (il suo sentire tellurico), non rinuncia né al suo Iberismo né alla sua concezione polifonica e universale della cultura. Nessun folklorismo, perciò, ma senso delle tradizioni materiali di ogni singolo popolo e di ogni singola terra, anche la più povera.



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Roland Barthes, La preparazione del romanzo

La preparazione del romanzo Corsi (I e II)
e seminari al Collège de France
(1978-1979 e 1979-1980)

di Roland Barthes
2010, Mimesis

Introduzione, traduzione e cura di Emiliana Galiani e Julia Ponzio
La preparazione del romanzo contiene gli ultimi due corsi tenuti da Barthes al Collège de France: l'ultima lezione del secondo corso risale a pochi giorni prima della sua morte. A queste lezioni perciò potrebbe essere attribuito un carattere conclusivo nella biografia intellettuale di Roland Barthes. Invece, esattamente a tale carattere di messaggio conclusivo esse si sottraggono: non sono affatto riassuntive di una carriera intellettuale, ma, al contrario, pongono un progetto nuovo, sono una preparazione: la preparazione del romanzo. Arrivati a un certo punto della propria vita, afferma Barthes, nell'introduzione al primo corso, giunti "nel mezzo del cammin di nostra vita" ci si trova in quel momento complesso in cui si scontrano il desiderio di afferrare il tempo che corre e l'incubo di essere condannati alla ripetizione del già vissuto e del già detto, come se il tempo che resta non potesse aggiungere nulla a ciò che si è già vissuto. Barthes si chiede come sia possibile, in questa situazione, "arrivare vivi alla morte", come sia possibile realizzare quella che, ancora con Dante, egli chiama una "vita nova" e "seguire l'Opera dal suo progetto al suo compimento: altrimenti detto, dal Volere-Scrivere al Potere-Scrivere, dal desiderio di Scrivere al fatto di Scrivere".


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Hermann Broch, I sonnambuli

I sonnambuli
di Hermann Broch
2010, Mimesis

A cura di Massimo Rizzante
Prefazione di Milan Kundera e postfazione di Carlos Fuentes
La trilogia romanzesca dei Sonnambuli, pubblicata fra il 1931 e il 1932 a Zurigo da Rhein-Verlag, si apre con il romanzo Pasenow o il romanticismo, cui seguono Esch o l'anarchia e Huguenau o il realismo. La storia di ogni romanzo si svolge quindici anni dopo quella del precedente: 1888, 1903 e 1918 (le date fanno parte del titolo). Sebbene i tre romanzi affrontino tre momenti cruciali della storia tedesca - l'inizio, l'apogeo e la fine dell'impero guglielmino - non si tratta in questo caso di un affresco storico alla maniera di Thomas Mann o di Proust. Non è una saga famigliare, né la vicenda biografica di un individuo. La Germania guglielmina è concepita da Broch come un laboratorio. L'unità dei tre romanzi è data non dalla continuità dell'azione, ma da una stessa domanda: che cos'è l'uomo di fronte al mondo inteso come un processo di "disgregazione dei valori"?


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Gabriel Ferrater, Curriculum vitae

Curriculum vitae
Poesie 1960-1968

di Gabriel Ferrater
2010, Metauro

Traduzione e cura di Pietro U. Dini
Evocazione di Jaime Salinas
Gabriel Ferrater (Reus, 1922-San Cugat, 1972) non è solo il più importante poeta catalano della seconda metà del XX secolo, ma uno dei più grandi poeti europei del suo tempo. Traduttore, linguista e poliglotta, critico letterario e critico d'arte, Ferrater giunse relativamente tardi alla poesia; pubblicò la sua intera opera in versi nel giro di pochissimi anni, tra il 1960 e il 1966. Di un'intelligenza folgorante e di una personalità allo stesso tempo anarchica e disciplinata, tenera e narcisistica, spirito antiromantico, amante della poesia medievale (Ausiàs March, Shakespeare), fondò la sua poetica sul dato autobiografico e la radiografia storica, sul desiderio, l'amore, il sesso, la memoria e l'oblio. Aveva sempre detto che è immorale oltrepassare i cinquant'anni. E mantenne fede alla parola, suicidandosi il 27 aprile del 1972 nel suo appartamento di San Cugat del Vallès. Un atto, quindi, tutt'altro che disperato, quanto piuttosto morale, di una moralità priva di ogni lusso contemplativo. Un po' come la sua poesia che, come lui stesso ha affermato, deve sempre «essere chiara, sensata, lucida e appassionata», attenta al movimento degli uomini e delle donne, in grado di elevare al massimo grado l'energia emotiva della lingua, senza per questo corrompere con un eccesso di partecipazione il centro dell'immaginazione.


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Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo

Il commento definitivo
Poesie 1984-2008

di Jean-Jacques Viton
2009, Metauro

Traduzione e cura di Andrea Inglese
Postfazione di Nanni Balestrini
Jean-Jacques Viton (1933) vive a Marsiglia. Attivo sin dagli anni Sessanta, ha associato alla ricerca poetica un interesse per la teoria letteraria, l'esperienza della traduzione e la promozione di riviste militanti. È stato cofondatore di «Manteia» (1967-1974) e, con Liliane Giraudon, di «Banana Split» (1980-1990) e «La Nouvelle B.S.» (1990-2000). Attualmente è redattore di «Action Poétique» e codirige con Liliane Giraudon i laboratori di traduzione i Comptoirs de la Nouvelle B.S. e la rivista «IF». Nel corso degli anni, attraverso la pubblicazione di una quindicina di libri, Viton si è imposto in Francia come uno dei poeti più originali e punto di riferimento per le generazioni più giovani. Viton, sebbene si rivolga risolutamente alla realtà, non vi cerca grandi significati. Predilige l'attraversamento burlesco e anarchico degli eventi, tanto che l'esperienza quotidiana, anche quella più ovvia e banale, diventa terreno prediletto per un'esplorazione dei margini, dei resti, delle anomalie. I suoi libri sono contraddistinti da un forte elemento narrativo che ha il potere di svilupparsi in controtempo rispetto a qualsiasi storia individuale o collettiva. La sua poesia costituisce insomma una sorta di commento all'esistenza nella forma di un precipitato di elementi eterogenei che fanno esplodere ogni figura familiare e riconoscibile: una poesia come commento definitivo, che non sfrutta il gioco delle infinite spiegazioni, ma lascia per sempre nella mente del lettore la traccia immodificabile dell'urto del mondo.


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José Angel Valente, Per isole remote

Per isole remote
Poesie 1953-2000

di José Ángel Valente
2008, Metauro

Traduzione e cura di Pietro Taravacci
Postfazione di Massimo Cacciari
José Ángel Valente è uno dei più importanti poeti spagnoli della seconda metà del XX secolo. Antiretorico e antisentimentale, vicino per vocazione interiore e profonda intimità a San Jaun de la Cruz e alla mistica europea, il suo verbo poetico giunge a rifiutare la nozione di poesia come puro atto comunicativo e si pone come autentica forma d'essere, diventando sempre più essenziale e non rinunciando mai a quella leggerezza che gli permette di muoversi alla frontiera tra il vissuto e l'onirico, il visibile e il metafisico. La presente antologia, che comprende poesie in gran parte inedite in lingua italiana, copre l'intero arco della produzione di Valente.


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Giuseppe A. Borgese, Tempo di edificare

Tempo di edificare
di Giuseppe A. Borgese
2008, Università di Trento

A cura di Massimo Rizzante
Tempo di edificare di G. A. Borgese è uno di quei libri di critica che tutti gli studiosi conoscono, che tutte le storie letterarie citano ampiamente, ma che nessuno legge. Dal 1923, data della sua prima edizione, pubblicata dalla casa editrice dei Fratelli Treves di Milano, non è mai più stato ristampato. Il destino di questo libro è simile a quello del suo autore: Borgese è uno dei grandi autori dimenticati del Novecento italiano. Eppure Tempo di edificare non era per Borgese meno importante di Rubè, la fortunata prova narrativa pubblicata nel 1921. Essi costituiscono i principali pilastri della sua volontà di edificare la nuova casa del romanzo italiano. Borgese è per «l'opera», mentre il suo tempo – siamo agli inizi degli anni '20 – non si è ancora liberato del tutto dal raffinato quanto sterile commercio con il frammento, con la notazione in margine, con la bella pagina, con una lirica crepuscolare e infantile. Invece di strutture progettate da architetti consumati ed erette in piena regola da squadre di muratori ben organizzate, il paesaggio letterario italiano, agli occhi dell'autore di Tempo di edificare, è ancora un succedersi di terrains vagues, di palazzi rasi al suolo, dove spuntano «torsi a serie» e «ruderi preventivi». Insomma, frammentisti, lirici, rondisti, critici dal respiro corto per i quali la stroncatura era diventata una seconda natura, tutti, sebbene abbiano avuto il merito di aver disgregato la «vecchia forma retorica», sono stati dei «pessimi costruttori», gente a cui – come Borgese afferma in Tempo di edificare – «dar vita a un personaggio pareva cosa stomachevole».


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AA.VV., La scoperta della poesia

La scoperta della poesia
AA.VV.
2008, Metauro

A cura di Massimo Rizzante e Carla Gubert
Il volume raccoglie i saggi di alcuni dei poeti italiani più originali della ultima generazioni. La maggior parte dei contributi è stata redatta in occasione di un ciclo di seminari che si è tenuto a Rovereto e a Trento nel corso del 2006/2007, a cui si sono aggiunte alcune voci essenziali che pur non avendo potuto partecipare agli incontri hanno voluto essere presenti nel volume con le loro riflessioni. L'obiettivo principale del ciclo sulla poesia è stato quello di riportare i contenuti poetici al centro dell'attenzione, introducendo gli insegnanti, gli studenti e i lettori all'interno dell'atelier degli autori. Per questa ragione si è pensato di invitare i poeti stessi, ovvero gli artigiani e artefici dei testi, a proporre letture e analisi in grado di riflettere il loro percorso e offrire alcuni ritratti del loro personale museo immaginario. Interventi di: Giuliano Mesa, Gabriele Frasca, Milo De Angelis, Franco Buffoni, Rosaria Lo Russo, Biagio Cepollaro, Andrea Inglese, Alessandro Fo, Massimo Rizzante.


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Tadeusz Różewicz, Le parole sgomente

Le parole sgomente
Poesie 1947-2004

di Tadeusz Różewicz
2007, Metauro

Traduzione e cura di Silvano De Fanti
Postfazione di Matthias Kneip
Tadeusz Różewicz (1921) È da sessant'anni testimone attivo del fluire delle vicende europee. Figlio di un Paese - la Polonia - e di una generazione che mai hanno cessato di rivendicare l'appartenenza alla grande tradizione umanistica, Różewicz cerca con i suoi versi, i suoi drammi e le sue prose un antidoto per superare i traumi della seconda guerra mondiale e dell'Olocausto, instaura un dialogo critico con le espressioni passate e contemporanee della poesia, dell'arte e della filosofia, vigila con ironia sugli eventi storici, sociali e politici. E mentre osserva il rinnovarsi della realtà, dà vita a una poetica e a una poesia la cui originalità lascia un'impronta profonda sull'intera letteratura polacca ed europea della seconda metà del XX secolo.


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Haroldo De Campos, L'educazione dei cinque sensi

L'educazione dei cinque sensi
di Haroldo De Campos
2005, Metauro

A cura di Lello Voce
Traduzione di Daniela Ferioli
Postfazione di Umberto Eco con un ricordo di Augusto De Campos
Prima antologia pubblicata in Italia dei testi poetici di Haroldo de Campos, uno dei protagonisti della poesia del secondo Novecento e tra i massimi esponenti della letteratura brasiliana. Questa raccolta, che contiene i testi che vanno dal 1949 al 2000, comprese alcune transcreazioni dantesche, colma dunque un vuoto sorprendente: essa mostra l'instancabile esplorazione, da parte del poeta, delle tradizioni e delle avanguardie di tutto il mondo, la sua finissima conoscenza di varie letterature e la sua capacità di comporre un tipo di poesia sospesa acrobaticamente tra eccesso barocco e geometrica essenzialità. Il libro è accompagnato da due brevi ricordi di Umberto Eco e Augusto de Campos, e da un saggio introduttivo di Lello Voce.


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La scoperta del romanzo

La scoperta del romanzo
AA.VV.
2005, Metauro

A cura di Massimo Rizzante, Walter Nardon, Stefano Zangrando
I contributi di questo volume raccolgono gli interventi di un seminario tenutosi a Rovereto nel corso della primavera e dell'autunno del 2004. È stato concepito per dare la parola ad autori e studiosi, docenti e discenti al fine di instaurare un dialogo sul romanzo come forma di conoscenza. Questo dialogo ci sembra più che mai necessario. Oggi, infatti, il rischio è quello di ridurre ogni forma d'arte a un fenomeno decorativo, a un interessante passatempo per turisti in vacanza davanti alle rovine della Storia. Perché si pensò al romanzo? Soprattutto per questo: tutti noi chiediamo al romanzo di rivelarci il senso della vita. E da questa rivelazione ci attendiamo una scoperta. E tutti lo facciamo perché Ia vita umana si distingue in quanto sfugge irrimediabilmente alla riflessione. Quando viviamo siamo così impegnati a risolvere problemi, trovare soluzioni, evitare trabocchetti, che non vediamo la situazione in cui siamo. Quel che chiediamo allora è una vita allo stesso tempo vista e vissuta, una "realtà riflessa", una vita trasformata in tema da una riflessione immaginaria, il romanzo.

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Jean-Claude Michéa, L'insegnamento dell'ignoranza

L'insegnamento dell'ignoranza
di Jean-Claude Michéa
2005, Metauro

Traduzione di Francesco Forlani e Alessandra Mosca
L'autore, che insegna filosofia in un liceo di Montpellier, si pone alcune domande sulla scuola, di fronte alle continue lamentele sul fallimento del sistema scolastico in Europa e nel mondo e alla crescente ignoranza degli alunni di ogni ordine e grado. Con acume e franchezza, Michéa si chiede se, con i dispositivi pedagogici sempre più simili a quelli dell'intrattenimento e dello spettacolo, la scuola non miri tanto a sradicare le carenze dell'uomo, quanto a conseguire una radicale riduzione della sua intelligenza critica. In altre parole, il sistema scolastico è forse impegnato a distruggere la capacità di comprendere allo stesso tempo il mondo in cui gli è dato vivere e le condizioni per le quali la rivolta contro questo mondo diventa una necessità morale?

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AA.VV., Romanzo e Romanzesco

Romanzo e Romanzesco
di Y. Hersant, P. Roger, T. Pavel, L. Proguidis
2004, Metauro

A cura di Massimo Rizzante
Romanzo e romanzesco è un dibattito a quattro voci, tenutosi tra il 1996 e il 1997 sulle pagine di una delle più importanti riviste letterarie francesi, l'«Atelier du roman». Gli interventi, riuniti qui per la prima volta, incarnano diverse concezioni del romanzo, da quella estetica a quella antropologica, da quella storica a quella ontologica. Se per Yves Hersant, sulla scorta di Hermann Broch, il romanzo si oppone al Kitsch, per Philippe Roger, erede di Roland Barthes, il romanzesco rappresenta al contrario la pulsione del desiderio a superare i codici di un genere in estinzione. Thomas Pavel, volendo sfuggire ad ogni contrapposizione, sceglie invece la prospettiva storica, giungendo a scandagliare le radici del romanzo moderno fino alle Etiopiche di Eliodoro, mentre Lakis Proguidis, fedele ad una linea discontinuista, vede una rottura radicale tra il cosiddetto romanzo ellenistico e tutto ciò che viene dopo il Decamerone.

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Jan Skàcel, Il colore del silenzio

Il colore del silenzio
Poesie 1957-1989

di Jan Skácel
2004, Metauro

Traduzione e cura di Annalisa Cosentino
Postfazione di Jaroslaw Mikolajewski
Jan Skácel (1922-1989), uno dei maggiori poeti cechi del Novecento, trascorse gran parte della vita a Brno, in Moravia. Messo al bando dal regime cecoslovacco durante la "normalizzazione" degli anni Settanta, Skácel scelse l'esilio interno, continuando a scrivere poesie che circolavano nei circuiti clandestini e all'estero. Nel 1989, pochi mesi prima di morire, fu insignito del premio tedesco "Petrarca". Questa antologia, comprendente poesie in gran parte ancora inedite in italiano, è tratta dalle sue dodici esili raccolte di versi, pubblicate tra il 1957 e il 1989.

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Jurij Tynjanov, Kjuchlja

Kjuchlja
di Jurij Tynjanov
2004, Metauro

Traduzione e cura di Agnese Accattoli
Prima edizione italiana dell'esordio narrativo di Jurij Tynjanov, esponente del Formalismo russo già noto a livello internazionale, il romanzo Kjuchlja fu scritto nel 1925 per un pubblico di ragazzi. Nel tempo quest'opera ha ottenuto un successo eccezionale anche tra un pubblico di lettori esigenti ed è stato tradotto nelle principali lingue europee, restando tuttavia sconosciuto in Italia. Al centro la curiosa figura di Kjuchlja, poeta decabrista annoverato tra i minori dell'epoca di Puskin, la cui vicenda biografica rappresenta l'affascinante punto d'incontro tra mille personaggi e suggestioni della storia russa del primo Ottocento. Definito romanzo storico-letterario Kjuchlja si impone, però, come «unicum» all'interno della tradizione letteraria russa, un tentativo di trasporre in forma narrativa un'indagine sulla storia della letteratura, persino un'occasione per alludere alle avanguardie artistiche del primo Novecento.

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Milan Kundera, Riga 20

Milan Kundera
2002, Marcos y Marcos

A cura di Massimo Rizzante
Per moltissimi lettori Milan Kundera è soprattutto l'autore dello Scherzo e dell'Insostenibile leggerezza dell'essere che, al di là del loro successo, hanno segnato delle tappe fondamentali per la storia del romanzo della seconda metà del XX secolo. L'intera opera romanzesca di Kundera è tuttavia inseparabile dalla sua riflessione sui Tempi Moderni e sull'Europa, temi che si rincorrono con infinite variazioni nelle pagine dei due saggi, L'arte del romanzo e I testamenti traditi, e che vengono qui (soprattutto nella Prima e Seconda parte, intitolate rispettivamente Situazione e Amori, ma anche negli interventi di poetica e nei brevi dialoghi della Terza parte) ulteriormente approfonditi e modulati dall'autore attraverso un'ampia scelta di testi editi in libri, giornali, riviste, plaquettes per bibliofili, cataloghi (per lo più sconosciuti al pubblico italiano) o totalmente inediti.

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