Giacomo Leopardi diceva che «Non si può tradurre un poeta senza essere un vero poeta». Non lo so. Tradurre la poesia mi aiuta a scrivere in prosa. Non è un paradosso. Più resti fedele alla parola poetica più ti rendi conto della sua distanza dal mondo della prosa. Anche per uno come me che non ama la poesia lirica. Né la prosa poetica. Ma forse la domanda da porsi prima di tradurre sarebbe: c'è una differenza tra la metafora in poesia e la metafora in prosa? E ce ne sarebbe una seconda: perchè abbiamo bisogno della metafora? La risposta alla seconda è: perché abbiamo bisogno di bellezza. La risposta alla prima è: una metafora in poesia è programmata attraverso l'evocazione visuale a sublimare gli oggetti, le azioni, i ricordi riducendo – ma amplificando ad libitum la relazione tra i campi semantici della lingua – lo spazio tra un individuo e ogni altro essere vivente. La metafora in prosa è programmata per un'altra funzione: cerca di comprendere e decifrare il codice di un personaggio specifico.
IN QUESTA PAGINA
M. Kundera, La festa dell'insignificanza
O. Lamborghini, Il ritorno di Hartz e altre poesie
N. Kachtitsis, Punto vulnerabile
M. Crnjanski, Lamento per Belgrado
M. Kundera, Un incontro
O. V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie
M. Kundera, Il sipario
hsiao chin, samadhi 30
Milan Kundera, La festa dell'insignificanza

La festa dell'insignificanza
di Milan Kundera
2013, Adelphi


Traduzione di Massimo Rizzante
Gettare una luce sui problemi più seri e al tempo stesso non pronunciare una sola frase seria, essere affascinato dalla realtà del mondo contemporaneo e al tempo stesso evitare ogni realismo – ecco La festa dell'insignificanza. Chi conosce i libri di Kundera sa che il desiderio di incorporare in un romanzo una goccia di «non serietà» non è cosa nuova per lui. Nell'Immortalità Goethe e Hemingway se ne vanno a spasso per diversi capitoli, chiacchierano, si divertono. Nella Lentezza, Vera, la moglie dell'autore, gli dice: «Mi hai detto tante volte che un giorno avresti scritto un romanzo in cui non ci sarebbe stata una sola parola seria ... Ti avverto però: sta' attento». Ora, anziché fare attenzione, Kundera ha finalmente realizzato il suo vecchio sogno estetico – e La festa dell'insignificanza può essere considerato una sintesi di tutta la sua opera. Una strana sintesi. Uno strano epilogo. Uno strano riso, ispirato dalla nostra epoca che è comica perché ha perduto ogni senso dell'umorismo. Che dire ancora. Nulla. Leggete!


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Osvaldo Lamborghini, Il ritorno di Hartz e altre poesie

Il ritorno di Hartz e altre poesie
di Osvaldo Lamborghini
2012, Libri Scheiwiller


Traduzione e saggio introduttivo di Massimo Rizzante
Postilla di Alan Pauls
È la prima volta che in Italia viene pubblicata un'opera di Osvaldo Lamborghini, poeta e prosatore argentino. I lettori italiani non si devono sentire in colpa. Lamborghini è un maestro, anzi un classico, segreto anche in patria. Dopo Borges, è difficile trovare negli ultimi decenni un'opera poetica così originale e inclassificabile. Fatali e generose, violente e allo stesso tempo sentite come "disgrazie passeggere", disobbedienti a qualsiasi metrica e a qualsiasi genere letterario, le sue poesie incorporano mitologie personali, la psicoanalisi, la storia politica argentina degli anni '60 e '70, il surrealismo, l'epica gauchesca, il parlato con tutte le sue eresie popolari e tutti i suoi tic intellettuali. Siamo lontani dai simboli e dalla metafisica di Borges. Il mondo di Lamborghini è materiale, violento e crudele come un coltello domestico che una volta preso in mano si trasforma in uno strumento di tortura. Parlando della letteratura argentina contemporanea come di una casa, Roberto Bolaño ha detto una volta che Lamborghini è una scatola dimenticata sulla credenza della cantina: una scatola piccola e piena di polvere. Ma se uno la apre ci trova l'inferno.


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Nikos Kachtitsis, Punto vulnerabile

Punto vulnerabile.
Quattordici poesie della giovinezza

di Nikos Kachtitsis
2012, La Camera Verde

Traduzione e saggio introduttivo di Massimo Rizzante
Nikos Kachtitsis, scrittore greco, nasce nel 1926. Nel 1949 scrive in inglese la sua unica raccolta poetica, Vulnerable Point (la plaquette sarà pubblicata da Kachtitsis per la sua stessa casa editrice Anthelion Press di Montréal nel 1968). Dopo il 1952 è in Africa. Ritornato ad Atene, riparte nel 1956 per Montréal, dove vivrà, insegnando il francese e l'inglese e lavorando come interprete giudiziario fino al 1970, anno della sua morte. Il suo primo racconto è del 1959 (in inglese Which Friends). Seguono due altri racconti nel 1960 (in inglese The Ugly Beauty e The Day Dream). Nel 1964 esce il suo primo romanzo O exostis (in inglese The Balcony, in francese Hôtel Atlantic). Il suo secondo romanzo O eroes tes Gandes (in inglese Gand's hero) è pubblicato nel 1967. Sebbene la sua creazione sia composta da poche opere scritte lontano da ogni scuola letteraria, Kachtitsis ha tenuto lunghi scambi epistolari con i più importanti scrittori e poeti greci del suo tempo (della sua corrispondenza sono già stati pubblicati in Grecia due volumi). Oggi occupa un posto a parte nella letteratura del suo paese.


web site de la camera verde

Miloš Crnjanski, Lamento per Belgrado

Lamento per Belgrado
di Miloš Crnjanski 2010
Il Ponte del Sale

Traduzione e saggio introduttivo di Massimo Rizzante
Postfazione di Božidar Stanišić
Miloš Crnjanski (Csongrád, 1893 – Belgardo, 1977) è con Andrić e Krleža uno dei massimi rappresentanti delle letterature slave del XX secolo. Fu poeta, pubblicista, traduttore, romanziere e autore di drammi teatrali. Dopo la prima guerra mondiale, studiò a Vienna e a Belgrado. Nel 1928 intraprese la carriera diplomatica soggiornando a Berlino, Lisbona e Roma. Allo scoppio della seconda guerra mondiale emigrò a Londra, dove visse fino al 1965, anno del suo ritorno a Belgrado. Migrazioni (Seobe), pubblicato in due volumi nel 1929 e nel 1962 (Adelphi 1992 e 1998 a cura di Lionello Costantini), è universalmente ritenuto il suo capolavoro. L'opera di Crnjanski, tuttavia, è vasta e per lo più sconosciuta nel nostro paese. Il poeta modernista di Itaca (Lirika Itake, 1919), l'autore ribelle dei Racconti al maschile (Price o muskom, 1920) e del Diario di Čarnojević (Dnevnik o Čarnojeviću, 1921) è ancora inedito in Italia. Così come tutto da scoprire è il cultore originale dell'arte italiana di Amore in Toscana (Ljubav u Toskani, 1930) del Libro su Michelangelo (Knjiga o Mikelandelu) uscito postumo nel 1981, il viaggiatore di Dalla terra degli Iperborei (Kod Hiperborejaca, 1966) e il narratore di Romanzo di Londra (Roman o Londonu, 1971), uno dei più grandi affreschi della letteratura di ogni tempo sull'esperienza dell'esilio. Lamento per Belgrado, scritto nel 1956 e pubblicato nel 1962, è qui presentato per la prima volta in traduzione italiana.


website de il ponte del sale

Milan Kundera, Un incontro

Un incontro
di Milan Kundera
2009, Adelphi

Traduzione di Massimo Rizzante
Quando Paul Valéry fu accolto, nel 1925, fra gli "immortali" dell'Académie française, si vide costretto - lui che non aveva grande stima per l'arte del romanzo - a pronunciare l'elogio di Anatole France, suo predecessore. In un 'panegirico' divenuto leggendario, non solo riuscì a parlare di France senza mai menzionarne il nome, ma con squisita perfidia contrappose le sue opere a quelle di Tolstoj, Ibsen, Zola, tacciandole di leggerezza. Non c'è da stupirsi, ci avverte Kundera: difficilmente il romanziere rientra nella schiera di coloro che incarnano lo spirito di una nazione. Proprio in virtù della sua arte, il romanziere è per lo più "segreto, ambiguo, ironico", e celato com'è dietro ai suoi personaggi - difficilmente si lascia ridurre a una convinzione, a un atteggiamento: quel che gli preme non è la Storia (e tanto meno la politica), bensì il "mistero dei suoi attori". Come Beckett, è libero, persino dal virtuoso senso del dovere che lo vorrebbe prigioniero di un Paese o di una lingua; come Danilo Kiš, respinge ogni etichetta, anche quella, proba e accattivante, di emigrato o dissidente; come Škvorecký, è pronto a rivolgere il suo "inopportuno humour" contro il potere e insieme contro il "vanitoso gesticolare" di chi protesta. E spesso finisce sulle liste di proscrizione che governano i gusti letterari: soprattutto quando, come Malaparte, ci rivela la cupa bellezza di una realtà diventata folle, la nuova Europa nata da un'immensa disfatta, e un nuovo modo, vinto e colpevole, di essere europei.


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Oscar V. de L. Milosz, Sinfonia di novembre e altre poesie

Sinfonia di novembre e altre poesie
di Oscar V. de L. Milosz
2008, Adelphi

Traduzione e cura di Massimo Rizzante
Prefazione di Milan Kundera
Nato nel cuore della Bielorussia e suddito dell'Impero russo, Oscar Vladislas de Lubicz-Milosz non cessò mai di rivendicare l'antico lignaggio lituano; la sua lingua madre era il polacco, ma questo non gli impedì di diventare un grande poeta cosmopolita di lingua francese. Benché annoverato fra i simbolisti francesi tardivi, Milosz (così scelse di firmare i suoi libri) si sottrae a qualsiasi classificazione. E mentre ovunque si imponevano le Avanguardie e trionfavano gli esperimenti più bizzarri e le innovazioni più disperate, egli scelse di allontanarsi da quella che definiva una "pericolosa deviazione", destinata a suscitare tra il poeta e la "grande famiglia umana" una "scissione" e un "malinteso". Scissione e malinteso che hanno invece, troppo a lungo, oscurato la sua solitaria ricerca, così refrattaria alle curiose ricerche dell'io e così "appassionata del Reale", e oggi più che mai meritevole di uscire dalla ristretta cerchia degli iniziati.


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Milan Kundera, Il sipario

Il sipario
di Milan Kundera
2005, Adelphi

Traduzione di Massimo Rizzante
Da tempo Kundera affianca alla sua attività di romanziere la riflessione sul romanzo, che è per lui un'arte "autonoma", da leggere non nel "piccolo contesto" ma nel "grande contesto" della storia sovranazionale. E l'idea che Kundera ci offre del romanzo è quella di un organismo delicato, prezioso, che vive un'unica storia dove gli scrittori dialogano in segreto e si illuminano vicendevolmente: Sterne reagisce a Rabelais e ispira Diderot, Fielding si richiama a Cervantes e con Fielding si misura Stendhal, la tradizione di Flaubert si prolunga in Joyce, Kafka fa comprendere a García Márquez come sia possibile scrivere in maniera diversa.


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